
Credito d'Imposta in Ricerca e Sviluppo
nella Legge di Bilancio 2020:
La questione insoluta della ricerca commissionata dall’estero
L’articolo 3 del D.L.23 dicembre 2013 n. 145, come successivamente modificato nel tempo dall’art. 1, comma 15, lett. b) della L. 11 dicembre 2016 n. 232 e dall’art.8 del D.L. n. 87/2018, riconosceva il credito di imposta a favore delle imprese che investivano in attività di ricerca e sviluppo, trovando applicazione fino al 31 dicembre 2020.
In particolare, l’inserimento del comma 1-bis, ad opera dell’art. 1, comma 15, lett. b), della L. 11 dicembre 2016, n. 232, ha previsto che il credito per le attività di ricerca e sviluppo «spetta anche alle imprese residenti o alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti che eseguono le attività di ricerca e sviluppo nel caso di contratti stipulati con imprese residenti o localizzate in altri Stati membri dell’Unione europea, negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo ovvero in Stati compresi nell’elenco di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996,…».

A conferma ti tale orientamento è intervenuta anche la stessa Amministrazione Finanziaria, la quale, nella Circolare 27 aprile 2017 n. 13/E, stabilisce che «il soggetto commissionario residente che “esegue attività di ricerca e sviluppo” per conto di committenti non residenti viene ad essere equiparato, ai fini dell’agevolazione, al soggetto residente che “effettua investimenti” in attività di ricerca e sviluppo».
In virtù della normativa richiamata, in questi anni le imprese italiane hanno potuto considerare ammissibili al beneficio del credito le spese per attività di ricerca e sviluppo sostenute per l’esecuzione di contratti di ricerca stipulati con committenti esteri.
Con l’entrata in vigore della Legge di bilancio 2020 (L. n. 160/2019), la fattispecie del credito di imposta per ricerca e sviluppo, così come disciplinata dalla preesistente normativa, è stata fatta anticipatamente cessare all’anno 2019, rispetto alla previsione originaria che ne proiettava l’operatività fino al 2020. Contestualmente, l’articolo 1, commi 198-209, ha introdotto in sostituzione un nuovo credito d’imposta, per attività di ricerca e sviluppo, di innovazione tecnologica e di design; a tali previsioni legislative hanno fatto seguito anche le disposizioni applicative contenute nel Decreto del Mi.Se del 26 maggio 2020. Tuttavia la Legge di Bilancio 2020 ed il Decreto attuativo non hanno fornito espresse indicazioni in merito all’applicabilità della disciplina del credito sulle spese sostenute in relazione ad attività di R&S effettuate in esecuzione di contratti stipulati con imprese committenti estere, creando una situazione di incerta indeterminatezza.

Leggendo il Documento parlamentare del 7 luglio 2020 “Industria 4.0” contenente la descrizione delle diverse misure attinenti al Piano Industria 4.0, per quanto riguarda il Credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo, transizione ecologica ed innovazione tecnologica 4.0, viene espressamente affermato che questa versione di beneficio fiscale opera per il periodo di imposta successivo al 31 dicembre 2019 e si sostituisce integralmente al credito di imposta per investimenti in ricerca e sviluppo di cui all’articolo 3 del D.L. n. 145/2013, il cui periodo di operatività viene anticipatamente cessato all’anno 2019. In virtù di tale premessa sembrerebbe che, con la cessazione di tutte le disposizioni inerenti la vecchia versione del credito in R&S, il beneficio fiscale legato alle spese derivanti da contratti stipulati con imprese estere non sia più operativo.
Sulla questione naturalmente si auspica un tempestivo chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate; a parere della Scrivente, questa situazione di incompiutezza dovrebbe essere risolta dando continuità rispetto a quanto previsto dalla normativa antecedente la Legge di bilancio 2020 e riconfermando pertanto l’ampliamento dell’ambito di applicazione della disciplina mediante l’inclusione, nelle fattispecie agevolate, anche della ricerca e sviluppo svolta da imprese che operano sul territorio nazionale in base a contratti di committenza con imprese estere. Tale orientamento è considerato fondamentale soprattutto in virtù della necessità di salvaguardare la competitività del tessuto produttivo italiano, incoraggiare la R&S a sostegno del progresso e dell’avanzamento delle conoscenze e delle capacità nel campo scientifico e tecnologico e, non da ultimo, alimentare lo spirito d’investimento in un periodo storico profondamente segnato dall’ emergenza sanitaria e dalla crisi economica.