[1] Sono esenti da tale onere certificativo le imprese con il bilancio certificato, fermo restando l’obbligo di predisporre la documentazione contabile idonea a dimostrare la spettanza del beneficio fiscale.
Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali consiste in un’agevolazione fiscale finalizzata a supportare coloro che intendono effettuare investimenti in beni nuovi, materiali e immateriali, destinati ad essere utilizzati in strutture produttive ubicate in Italia, strumentali all’ottimale svolgimento dell’attività d’impresa o di arte e professione e funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi.
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La Risoluzione AdE n.152/E del 15 dicembre 2017 affronta la questione della determinazione del costo degli investimenti agevolabili, richiamando, per quanto compatibili, le previgenti misure del super ed iper ammortamento.
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Il credito d’imposta in beni strumentali è utilizzabile esclusivamente in compensazione, in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dall’anno di entrata in funzione per i beni materiali e immateriali ordinari.
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I recenti sviluppi in tema di certificazione hanno fatto emergere la necessità di favorire l’applicazione del beneficio fiscale in condizioni di maggiore certezza operativa.
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Nell’ambito del credito d’imposta beni strumentali, la fruizione del beneficio fiscale è subordinata all’identificazione del dies a quo gli investimenti sono effettuati.
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La Legge di Bilancio 2023 ha disposto una proroga, su tutto il 2023, per la fruizione del credito d’imposta a valere sugli investimenti nel Mezzogiorno.
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Una nuova sentenza si unisce al cospicuo filone giurisprudenziale che tutela il contribuente nei confronti delle attività accertative condotte dall’Agenzia delle Entrate.
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Il lavoro accertativo condotto dall’Agenzia delle Entrate in materia di credito R&S è stato oggetto di numerose contestazioni da parte di numerose sentenze che tendono ad ammonire l’operato ispettivo svolto dall’ente in merito ad una serie di aspetti tra cui il mancato coinvolgimento del MiSe. Si riprende l’argomento alla luce della recente sentenza del 04.07.23 della Corte di Giustizia di II grado Veneto.
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Nell’ambito del credito d’imposta R&S, lo strumento del riversamento spontaneo nasce con l’obiettivo di consentire, alle aziende che si sono avvalse in modo non corretto del vecchio credito d’imposta R&S ex art. 3 D.L. 145/2013, la regolarizzazione della propria posizione fiscale, attraverso il riversamento, anche rateale, dell’importo del credito utilizzato in compensazione. La Sentenza 202/2/2023 della Cgt Ancona offre una delle prime applicazioni pratiche concernenti gli effetti del riversamento.
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